Archive for ottobre 2013

A MIA CUGINA PIACCIONO SOLO LE STORIE EDIFICANTI

ottobre 21, 2013

fazi-distefano

Oggi quella gran bigottona di mia cugina citava vari libri edificanti:

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2013/10/21/lamore-di-giulia-quello-di-lucia-quello-di-giulietta-quello-di-ev/

Ho provato a significarle anch’io la mia lettura più recente: le prime 50 pagine di “Publisher”, di Alice Di Stefano, il libro in cui Alice Di Stefano racconta suo marito Elido Fazi. Riassumo: Alice, già abituata a frequenti (quanto astrusi) cambi di partner (il solito barista, chauffer o al massimo skipper) viene invitata niente popò di meno che da Elido Fazi, editore conosciuto allo Strega, a raggiungerlo in India. Lei gli fa presente di non potersi permettere il biglietto e lui le manda un SMS con l’indirizzo dell’agenzia in cui ritirarlo aggratis. Alice esegue “in puro Cenerentola style” e i due scorrazzano per l’India (nell’incipit finanche in un atollo delle Maldive). In linea di massima fanno cose normalissime, a parte una cacata di Elido in un vaso prezioso in una suggestiva dimora-albergo (quando scappa, scappa!). Alice scopre piccoli episodi di tirchieria di Elido con i ragazzi dei tuc tuc (magari dopo aver pagato conti per migliaia di dollari in hotel e ristoranti per turisti), ma è soddisfatta delle scopate con lui (fra cui una nel deserto, tra rumorosi ventilatori a pale). Che dire? Alice non è Chatwin, forse nemmeno Francesca Pascale, ma vi informerò sul senso del libro nelle puntate successive, ammesso che lo trovi.

Ovviamente il commento è apparso, è rimasto visibile per un quarto d’ora e poi è stato CENSURATO. Mamma mia, ma di che ha paura mia cugina???


Aggiornamento. b) Terminato a fatica “Publisher”, il libro in cui Alice Di Stefano cerca di trasformare il marito editore in un personaggio romanzesco di grande spessore (in effetti nelle ultime pagine si ammette che un po’ di pancetta post-matrimoniale a Elido è spuntata), ricostruendone infanzia marchigiana, adolescenza, giovinezza, maturità e incipiente senescenza con fin troppi dettagli (solo quelli dei cibi ingurgitati dalla coppia occupano un buon quinto del libro). Accanto al ritratto di Elido, vengono tratteggiate anche le figure di vari personaggi di contorno, tra cui quelle degli amici del cuore di Elido. Particolarmente detestabile e tediosa risulta, fra tutte, la figura di Valentino Zeichen. Alice non scrive male, ma come editor si è lasciata sfuggire un “gli” al posto di “le” (pag. 94) (“lui gli [ad Alice] aveva detto”), l’espressione “ricerca di cineserie” nel corso di un viaggio in Giappone (p.137) e altre imprecisioni.
Spesso si ha la sensazione di essere capitati nelle “Pagine promozionali e celebrative” di Wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Pagine_promozionali_o_celebrative
da cui cito:

“Esempio di pagina promozionale o celebrativa[modifica sorgente]
Sigismondo Barillacqua della Verdesca (Castiglion della Pescaia, 25 dicembre 1985) è un cuoco di Canicattì. Dopo il diploma in ragioneria si iscrive alla facoltà di biologia marina dell’università di Reykjavík, senza terminare gli studi. Sposato con la signora Marinella Fontanabuona de Rimboldi, fra le sue passioni vi sono il curling e la lippa. Da bambino sognava di diventare astronauta, ma ora il suo più grande desiderio è quello di fare lo scrittore di manuali di elettrotecnica.

Cosa c’è di sbagliato in questo testo?[modifica sorgente]

Ovviamente nulla di personale contro l’esimio signor Barillacqua, ma è evidente che questa pagina non può rivestire alcun particolare interesse né utilità per un’enciclopedia come Wikipedia. Il tono di per sé è formalmente corretto e non presenta promozioni evidenti, ma è l’esistenza della voce stessa a essere promozionale: non indicando alcuna attività degna di nota svolta dal personaggio e non specificando perciò per quale motivo egli dovrebbe avere una voce tutta per sé.”

Vengono rievocati eventi editoriali come la pubblicazione del seminale “Cento colpi di spazzola”:
“Con la scelta di pubblicare il diario di una sedicenne in cerca di sé (…) il Publisher aveva fatto bingo. Grazie a quel romanzetto cochon e a distanza di poco tempo dalla sua fondazione… la casa editrice aveva spiccato il volo scalando ogni classifica e vendendo più di un milione di copie nel giro di pochissimi mesi… In quel turbinio di emozioni difficile da gestire, l’ormai Publisher a pieno titolo aveva perso la testa e persino suo figlio, Thomas, aveva un po’ sbandato con la bella pensata di innamorarsi di Melissa“
e naturalmente il lancio dei noti romanzetti seriali sui vampiri.
È nel corso di una convention della GD (Grande Distribuzione) a Portofino che Alice, ormai promossa dal fido Elido editor-in-chief della Fazi, prende la parola. A tal proposito la Di Stefano non manca di ricordare che “per accedere alla grande distribuzione occorre avere libri che vendono davvero… non per niente, gli unici autori invitati a Portofino sono tutti ex cantanti datisi all’autobiografia, attori, attrici, giornalisti TV, comici i cui brevi interventi durante la cena costituiscono degli sketch fenomenali e tuttavia pericolosi, visto che se sbagli una parola ti sei giocato tutto, altro che RAI. ”
Quell’anno a presentare il frutto delle loro fatiche c’erano niente popò di meno che Geppi Cucciari e Nada… e per la parvenue Alice, quella mattina, era stato un po’ “come entrare a Cartoonia…”
Publisher e editor, nel romanzo, non tubano soltanto, ma litigano anche. Per esempio a p. 136 lui le dice:
“Tesoro, smettila di parlare a vanvera e dedicati all’unica cosa che sai fare”. Seguono propedeutici strofinamenti sui divanetti e scopata finale.
Epperò: “dopo quasi un anno di rapporti pluriquotidiani, triplette, terzetti e scambi di coppia, lui, già a settembre, le dice: ‘Ormai anche il sesso tra noi non va’.”
Come viaggiatori, sono mossi più che altro dalla ricerca di ristoranti e alberghi in cui spendere tantissimo ottenendo pochissimo.
Il capitolo più divertente è “Io sono Keats”, dove non è chi non convenga con Alice:
“Fazi si sente John Keats, artista visionario di cui dice di aver capito quasi tutto e di cui si reputa l’assoluta, perfetta incarnazione. In realtà, i due in comune hanno solo le umili origini… ”
Ma l’autrice non si perita di trovargli un’attenuante:
“La passione per i versi era nata durante l’università, per contrasto con la facoltà scientifica prescelta e per riscattare forse il suo passato a Quintodecimo. Nei paeselli, da sempre, i versi rappresentano il simbolo di una vita agiata, trascorsa a non far niente, sempre seduti, al massimo con una penna in mano, esprimendo in solitudine il cosiddetto animo nobile. Comporre rime nel silenzio di una stanza anziché raccogliere pomodori sotto il sole era considerato il vertice cui aspirare fin da piccoli per evitare una vita altrimenti monotona e fastidiosa. Per un ragazzo cresciuto vicino all’orto, tra i grugniti dei maiali e le grida dei vicini, la poesia era la cosa più distante e perciò la più difficile da ottenere (dopo i soldi)…” (169-170)
A pag. 184 c’è forse il passo che meglio tradisce le segrete molle comportamentali della Di Stefano:
“Alice da piccola giocava a Barbie reginetta del ballo in cui, per aspirare a diventare tale, bisognava mettere insieme vestito, fidanzato, anello e distintivo del circolo (il più difficile da ottenere, per ovvie ragioni di lobby) prima di poter tentare la fortuna ai dadi, fare centro ed essere incoronata unica e assoluta REGINETTA DEL BALLO. “,
cui fa eco, a pag. 240:
“All’università… era in una situazione che dire difficile era poco… Anche la scorciatoia suggerita da qualcuno, che le aveva consigliato di cedere alle avance dei professori per fare carriera più velocemente, non aveva un granché funzionato: pur avendola perseguita, e a volte anche con gusto, non si era mai ritrovata in cattedra per questo, smuovendo l’amore gli oceani ma non evidentemente la burocrazia.”
A pag. 294, dopo aver rivangato le trascorse pratiche amorose (per lo più con un “pubblico di manovali, facchini, idraulici, imbianchini, skipper e persino un pornodivo, icona a livello internazionale”), aggiunge:
“Da tempo, infatti, a torto o a ragione, Alice sosteneva di essere ‘la più grande filosofa del mondo’ nonché l’unica, infallibile ‘dea dell’amore’.
Gli ultimi due capitoli raccontano, appunto, la capitolazione di Elido di fronte a tanta dea [“Come ti chiedo in sposa”] e il ménage vero e proprio [“Fazi marito perfetto”].

P.S. Riguardo al senso complessivo del libro… be’, posso dire che esso è chiaro almeno per Elido: dopo il libro di Cesarina Vighy, madre di Alice, e quello di Melissa, morosa del figlio di Fazi, un libro della moglie ci stava.

http://lucioangelini.iobloggo.com/1510/alice-di-stefano-pubblica-publisher

BOLOGNA HA GIÀ DEDICATO UNA VIA AI WU MING

ottobre 5, 2013

senzanome

L’altro giorno ero a Bologna per una laurea e ho scoperto che la città ha già dedicato una strada ai Wu Ming [Senza nome]. Raro caso di via cittadina dedicata a gente ancora in vita. Ci sarà sicuramente lo zampino della mia potente e instancabile cugina, che quando si tratta di celebrare i Wu Ming non lascia nulla di intentato:-)

P.S. L’amico John T. mi ha fatto notare: “La via la si dedica quando il dedicatario è morto, e i wu ming, di fatto, sono morti.”

[Della serie “Cattivello Lui”.]