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ANGELINI SOSPESO DI NUOVO DA FACEBOOK PER UN COMMENTO SULLA LIPPERINI

settembre 12, 2013

caduta

Su Facebook, ieri, si commentava un post di Giovanni Cocco corredato da formali ringraziamenti, fra cui: “Grazie a Raul Montanari e Giulio Mozzi che mi hanno insegnato tutto.”

Quel gran rosicone, troll e guastafeste di Lucio Angelini si è permesso di osservare:

***Dissento su quel “mi hanno insegnato tutto”. Gentile da parte tua, ma nessuno di loro ha scritto qualcosa di paragonabile a “La caduta”.***

A un certo punto ha fatto il suo amareggiato ingresso il vate Raul Montanari, che ha scandito:

“Chi, diversamente da me, dovesse dubitare che Lucio Angelini sia uno scrittore straordinario, si ricrederà leggendo questo thread. Angelini entra (non invasivamente, per carità) in un post in cui un povero diavolo di finalista del Campiello ringrazia quelli a cui pensa di dovere gratitudine, critica le sue affermazioni e alla fine riesce per pura magia di scrittura a parlare come al solito di sé e delle proprie traversie editoriali. Questa è arte!”

Lucio Angelini ha risposto:

“@Raul. Stavolta ti sei abbassato al livello della Lipperini, che con l’accusa di autobiografismo caccia dal suo blog tutti i commentatori non in linea con il lipperin-wuming-pensiero.”

Ebbene, qualche ora dopo tale commento è stato rimosso e Lucio Angelini sospeso per la terza volta in poche settimane da FB per 12 ore. Immagino su segnalazione di chi…

Bisognerà proprio che Angelini impari a nominare la titolare di Ipperatura senza lettere iniziali: Oredana Ipperini, per non fornirle appigli censori. Quando si vede menzionata in termini appena meno che servizievoli, la Gran Censora tira fuori il machete e… zac! comincia a menare fendenti in tutte le direzioni, in stile Orlando Furioso:

“Veder il nome suo scritto su Facebook
l’accese sì, ch’in lei non restò dramma
che non fosse odio, rabbia, ira e furore;
né più indugiò, che trasse il brando fuore.
Tagliò il commento, e sin al cielo
a volo alzar fe’ le minute schegge.

e rami e ceppi e tronchi e sassi e zolle
non cessò di gittar ne le bell’onde,
fin che da sommo ad imo sì turbolle
che non furo mai più chiare né monde.
E stanca al fin, e al fin di sudor molle,
poi che la lena vinta non risponde
allo sdegno, al grave odio, all’ardente ira,
cade sul prato, e verso il ciel sospira.”

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